Altre poesie sul vino


Da: IL PROFETA
MANGIARE E BERE

Allora un vecchio oste domandò: Parlaci del Mangiare e del Bere.

Ed egli disse:

Vorrei che poteste vivere del profumo della terra e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta.

Ma siccome mangerete uccidendo, e ruberete al piccolo il suo latte materno per estinguere la sete,

Sia allora, il vostro, un atto di adorazione.

E la mensa sia un altare, sul quale i puri e gli innocenti dei campi e delle foreste s’immolino alla parte più pura e più innocente che vi è nell’uomo.

Quando ucciderete un animale, ditegli in cuore:

<< Dal medesimo potere che ti abbatte, io pure sarò ucciso e consunto, poi che la legge che ti consegnerò nelle mie mani, consegnerà me in mani più potenti.

Il tuo sangue e il mio non sono che la linfa che nutre l’albero del cielo >>.

E quando mangerete una mela, ditele in cuore:

<< I tuoi semi vivranno nel mio corpo,

E i tuoi germogli futuri fioriranno nel mio cuore,

E il mio respiro sarà la tua fragranza,

E noi godremo insieme in tutte le stagioni >>.

Quando d’autunno coglierete dalle vigne l’uva per il torchio, dite nel cuore:

<< Io pure sarò vigna, e per il torchio sarà colto il mio frutto,

E come vino nuovo sarò tenuto in botti eterne>>.

Quando d’inverno spillerete il vino, per ogni coppa cantate una canzone,

E in questa ricordatevi dei giorni dell’autunno, per la vigna e per il torchio.

Khalil Gibran


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ODE AL VINO

Vino color del giorno,

vino color della notte,

vino con piedi di porpora

o sangue di topazio,

vino,

stellato figlio

della terra,

vino, liscio

come una spada d’oro,

morbido

come un disordinato velluto,

vino inchiocciolato

e sospeso,

amoroso,

marino,

non sei mai presente in una sola coppa,

in un canto, in un uomo,

sei corale, gregario,

e, quanto meno, scambievole.

A volte

ti nutri di ricordi

mortali,

sulla tua onda

andiamo di tomba in tomba,

tagliapietre del sepolcro gelato,

e piangiamo

lacrime passeggere,

ma

il tuo bel

vestito di primavera

è diverso,

il cuore monta ai rami,

il vento muove il giorno,

nulla rimane

nella tua anima immobile.

Il vino

muove la primavera,

cresce come una pianta di allegria,

cadono muri,

rocce,

si chiudono gli abissi,

nasce il canto.

Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto

con la bella che amo,

disse il vecchio poeta.

Che la brocca di vino

al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio.

Amor mio, d’improvviso

il tuo fianco

è la curva colma

della coppa

il tuo petto è il grappolo,

la luce dell’alcol la tua chioma,

le uve i tuoi capezzoli,

il tuo ombelico sigillo puro

impresso sul tuo ventre di anfora,

e il tuo amore la cascata

di vino inestinguibile,

la chiarità che cade sui miei sensi,

lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,

bacio bruciante

e cuore bruciato

tu sei, vino di vita,

ma

amicizia degli esseri, trasparenza,

coro di disciplina,

abbondanza di fiori.

Amo sulla tavola,

quando si conversa,

la luce di una bottiglia

di intelligente vino.

Lo bevano;

ricordino in ogni

goccia d’oro

o coppa di topazio

o cucchiaio di porpora

che l’autunno lavorò

fino a riempire di vino le anfore,

e impàri l’uomo oscuro,

nel cerimoniale del suo lavoro,

a ricordare la terra e i suoi doveri,

a diffondere il cantico del frutto.

Pablo Neruda


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ER VINO

Se anticamente se intoppava uno

er vino je sfogava in allegria,

faceva una cantata e annava via

senza rompe le scatole a nessuno.

Ma se s’intoppa adesso, mamma mia!

cià sempre l’aria de scannà qualcuno:

strilla, biastìma, ruga e fa er tribuno

ch’è la cosa più brutta che ci sia.

Tutta corpa der vino. Mi’ marito,

quanno che se pipava le tropee,

era addirittura er cocco der partito;

poi, co’ la cosa de le convursioni,

lassò da beve, minorò l’idee

e rassegnò le proprie dimissioni.

Trilussa


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