Il Territorio: Randazzo
Sul versante nord-occidentale dell’Etna, il vulcano chiamato persino da Dante “Mongibello”, altrimenti noto in dialetto come a’ muntagna, non lontano da luoghi impregnati di mitologia classica (Aci e Galatea, Vulcano e i Ciclopi, Ulisse e Polifemo, Scilla e Cariddi), lambita dal fiume Alcantara, sorge la città di Randazzo, la più vicina al cratere centrale dell’Etna.
Il nome “Randazzo” potrebbe essere una forma derivata (“Randacium”), in seguito a diverse modifiche e storpiature, da “Trinacium”, la più antica città che sorse in questo sito, oppure potrebbe prendere il nome da un qualche parente non meglio identificato del governatore di Taormina, di cognome “Randas” appunto, mandato a morte nel 934.
Anche le origini di Randazzo, nonostante i numerosi studi, sono ancora ammantate dal dubbio. Secondo la mitologia sarebbe stato il gigante Piracmone a fondare la città, lo stesso gigante Piracmone rappresentato, forse, in una statua situata in piazza S. Nicola.
Da un punto di vista più propriamente storico, si è pensato, nel passato, che la città potesse essere nata in seguito al sinecismo di cinque città sorte nella zona in cui oggi è ubicata Randazzo. Oggi quest’ipotesi è stata abbandonata, ma rimane ancora incerto come e quando sia nata la città, spesso identificata con Tissa. In ogni caso, il primo vero nucleo abitativo di “randazzesi” si formò intorno al 403 a.C. quando i cittadini di Naxos, fuggendo dalla distruzione della loro città ad opera dei colonizzatori greci, risalirono l’Alcantara e si stanziarono nel luogo in cui oggi sorge Randazzo, probabilmente fondendosi con le esigue popolazioni contadine indigene.
Randazzo fu conquistata dai Romani prima e quindi in seguito dagli Arabi, dai Bizantini (proprio a testimonianza del dominio bizantino sorgono nei pressi della città tre “cube”, antichissime chiese) e dai Normanni. Con l’arrivo dei Normanni, alle stirpi latine e greche presenti nella città, si aggiunse quella lombarda, generando non pochi conflitti.
Randazzo fu direttamente coinvolta nel moto di ribellione contro gli Austriaci del 1282, passato alla storia come “Vespri siciliani”. Da qui in poi, per circa altri tre secoli, si inaugurò un periodo florido per la città, conclusosi ai tempi della dominazione spagnola, a partire da Carlo V, che vi si fermò per qualche giorno e la onorò del titolo di “città”. Racconta infatti lo storico Salvatore Agati: “Il 17 ottobre 1535, era di domenica, Carlo V, l’imperatore sulle cui terre non tramontava mai il sole, faceva il suo ingresso in Randazzo dalla porta occidentale di San Martino, salutato da una folla di popolo esultante. […] Ad attenderlo sul piano della Gurrida, contrada posta a circa tre chilometri ad ovest dell’abitato, c’erano il Civico Magistrato e tutta la nobiltà. Fu lì che dentro una tazza d’argento vennero consegnate al sovrano le chiavi di tutte le porte della città. E fu ancora lì che Carlo, scambiando per torri gli svettanti campanili di San Martino, San Nicola e Santa Maria, proferì queste parole: «Come si appella questa città con tre torri?», e alla risposta «Semprecchè la parola reale vostra di Cesarea Maestà non deve andare indietro è questa la città di Randazzo, dalla maestà vostra or ora onorata del titolo di città» l’imperatore soggiunse: «Resta accordato»”.
Poco dopo essere stata onorata del titolo di civitas Randatii fu stravolta dalla colata lavica del 1536 prima, dalla peste e da una terribile alluvione poi.
Ai tempi dell’Unità d’Italia, ospitò lo spietato generale Nino Bixio, che si rese responsabile dei celebri “eccidi di Bronte”.
Infine, la città, tra il luglio e l’agosto del 1943, fu quasi totalmente distrutta dagli 84 bombardamenti delle truppe aeree anglo-americane, che colpirono il contingente militare tedesco ivi presente.



