• No products in the cart.
Proceed to Checkout

Mese: aprile 2017

Al-Cantàra, un’altra idea dell’Etna e dei suoi vini

estratto da vinoalvino.org

Siamo sul versante nord dell’Etna, a Passopisciaro, contrada Feudo, nel cuore della “Valle dell’Alcantàra”. Un panorama unico, mirabile se lo si gode però, con lo sguardo dei soggettivisti. Qui il paesaggio sta tutto negli occhi e nella mente di chi lo scruta. Se invece siete oggettivisti godetevi il valore del luogo nelle sue componenti naturali: la valle, tutta coperta da vigneti diradanti, il fiume che la staglia, (e la divide dall’Etna, che domina alle spalle) e ne fa un confine al di là del quale inizia la provincia di Messina e la salita verso i Nebrodi, una catena montuosa, che nasconde il mar Tirreno, e caratterizzata da una ricchissima e attraente vegetazione.

In questo affascinante contesto di ecosistema, un ruolo determinante, lo svolge da un paio di decenni, il viticoltore che con la sua opera quotidiana diventa anche il primo e inconsapevole paesaggista. E lo scenario stesso si fa portavoce di una cultura e di una tradizione, a cui il vino prima fa l’altruista e offre un valore aggiunto e poi ne gode di un significativo ritorno fregiandosi di due titoli salienti: “vino identitario”, “vino di paesaggio”. L’humus di questo incipit un po’ prolisso e pieno di riferimenti paesaggistico-culturali, altro non sono che delle quinte che delimitano il quadro in cui vive e si muove, tra gli altri, un personaggio singolarissimo.
Pucci, Willy e Billy

Il suo nome, Pucci Giuffrida, di giorno fa il commercialista a Catania, la notte pensa alla sua azienda. Che si chiama “Al-Cantàra”, che vuol dire ponte, ma è una valle e anche un fiume, ed è lì ubicata, su 14 ettari quasi tutti impiantati con vitigni autoctoni, nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, un poco di minnella, e altri non, tra cui un Pinot intrigante, che in bottiglia ti sorprende, e tante altre piccole chicche che formano un catalogo con l’offerta di una decina di etichette.
C’è di tutto, nella personalità di questo vigneron, e ciò che spicca in lui è un variopinto, pittoresco mondo poetico con cui ha “foderato” la sua produzione. Si è messo in mostra dopo aver escogitato uno strumento di comunicazione tanto efficace quanto singolare: l’utilizzo del dialetto catanese al fine di rendere identitari i suoi vini. E così chiama “’O scuro ‘o scuro”, il doc rosso, “Luci Luci”, il doc bianco, “Amuri di Fimmina e Amuri di Matri ” il doc rosato e premiato al concorso internazionale dell’ultimo Vinitaly, e via così.

Leggi tutto l’articolo >>

Scroll to top